Intervista a GIANNI PIRODDI, birraio di Lara
A cura di Marco Salvatore Tripisciano · Metodo e fonti
7 domande a GIANNI PIRODDI, birraio di Lara: filosofia, ricette, territorio e progetti futuri.

Intervista a GIANNI PIRODDI, birraio di Lara.
La scintilla e la filosofia: come nasce la storia del vostro birrificio e qual è la visione che guida la creazione delle vostre birre?
La storia del nostro birrificio nasce da una passione autentica per la birra, ben prima che da un progetto imprenditoriale. Io e Francesca, già dagli anni Novanta, eravamo attratti da questa bevanda e dalla sua straordinaria varietà. Cercavamo continuamente nuove tipologie, andando oltre le birre più comuni che si trovavano al supermercato, spinti dalla curiosità di scoprire sapori, aromi e stili differenti. Nel 1999 abbiamo scoperto che la birra si poteva produrre anche in casa e abbiamo iniziato a realizzare le nostre prime birre casalinghe. È una data a cui siamo particolarmente legati, tanto da averla riportata anche sulle nostre etichette. Da lì è iniziato un percorso fatto di studio, sperimentazione e formazione, che ci ha permesso di acquisire progressivamente le competenze necessarie per trasformare quella passione in un mestiere. Nel 2008 abbiamo aperto la partita IVA, dando una dimensione imprenditoriale a un percorso iniziato quasi dieci anni prima. Per noi, però, il birrificio nasce davvero nel 1999, quando tutto era ancora curiosità, passione e voglia di imparare. Ancora oggi è quello spirito a guidarci: la ricerca della qualità, il desiderio di migliorarci continuamente e la soddisfazione di riuscire a realizzare una birra che ci appaghi prima di tutto come appassionati.
Soddisfazione e tecnica: tra tutte le ricette che hai creato, qual è la birra che ti regala più soddisfazione realizzare? Puoi svelarci qualche dettaglio particolare sul suo processo produttivo o sulla scelta delle materie prime?
Le birre che mi regalano maggior soddisfazione sono la Rubia, una IPA, e la Eja, una Lager. Sono due stili molto diversi, entrambi delicati nella loro esecuzione, proprio perché il risultato richiede precisione e attenzione in ogni fase del processo produttivo. Nella Rubia, uno degli aspetti più importanti è la gestione del luppolo, per trovare il giusto equilibrio tra intensità aromatica, amaro e bevibilità. Nella Eja, invece, la sfida è ottenere pulizia ed eleganza, caratteristiche che richiedono grande attenzione al processo e alla fermentazione. Quando entrambe riescono a esprimersi al meglio nel bicchiere, la soddisfazione è enorme. È la conferma che dietro un risultato equilibrato ci sono esperienza, conoscenza tecnica e un lavoro attento, senza lasciare nulla al caso.
Punto di forza per i nuovi lettori: se dovessi far assaggiare un'unica birra del vostro catalogo a chi non vi conosce ancora, quale sceglieresti per raccontare al meglio l'identità del birrificio?
La Del Senatore è sicuramente la birra che meglio rappresenta la nostra identità. È stata la prima con cui abbiamo sperimentato l’utilizzo di materie prime locali, con l’obiettivo di creare un legame concreto tra agricoltura e produzione brassicola. In quel periodo la birra venne riconosciuta per legge come prodotto agricolo e noi intraprendemmo il percorso che ci portò a diventare Birrificio Agricolo. La Del Senatore ha avuto un ruolo importante in questa evoluzione, perché incarnava già la nostra idea di birra: un prodotto capace di raccontare il territorio attraverso le sue materie prime. La birra è stata inoltre oggetto di studio nell’ambito di un progetto promosso dal MIPAAF, in collaborazione con l’Università di Sassari e Porto Conte Ricerche. L’obiettivo era sviluppare una birra sarda al 100%, valorizzando le risorse agricole dell’isola. Per noi, quindi, la Del Senatore non è soltanto una birra, ma una tappa fondamentale della nostra storia e del percorso con cui abbiamo cercato di valorizzare le materie prime e l’identità agricola della Sardegna.
Legame con il territorio: in che modo la vostra realtà dialoga con il territorio, sia nella selezione degli ingredienti sia nel rapporto con la comunità locale?
Il legame con il territorio è una parte fondamentale della nostra identità. Siamo produttori agricoli e coltiviamo direttamente i cereali che utilizziamo nel nostro percorso brassicolo, ma crediamo anche nel valore della collaborazione con altri produttori agricoli, perché la valorizzazione di una filiera locale è un obiettivo che si costruisce insieme. Per noi, però, raccontare il territorio significa soprattutto renderlo comprensibile e accessibile alle persone. Attraverso il nostro Agri Pub organizziamo visite guidate durante le quali raccontiamo con passione le diverse attività aziendali, dalla coltivazione dei cereali alla produzione della birra, fino al legame con la cucina e con i prodotti della nostra terra. Ci piace far conoscere ciò che sta dietro a una birra, mostrando che il prodotto finale è il risultato di un percorso che comincia nei campi e prosegue attraverso il lavoro, la ricerca e la trasformazione delle materie prime. Crediamo che il valore di una birra agricola non risieda soltanto negli ingredienti utilizzati, ma anche nella storia che porta con sé e nella possibilità di creare un rapporto diretto tra chi produce e chi sceglie di assaggiarla.

Anteprima in laboratorio: c'è uno stile in particolare su cui stai lavorando in questo periodo e che presto diventerà una nuova birra pronta da assaggiare?
In questo momento sto lavorando a una nuova linea di birre affumicate, un progetto di ricerca e sperimentazione che mi interessa particolarmente. L’aspetto più stimolante è lo studio dell’affumicatura dei malti utilizzando legni provenienti dalla nostra macchia mediterranea. L’idea è esplorare le caratteristiche aromatiche che queste essenze possono trasferire al malto e, successivamente, alla birra, cercando di ottenere profili distintivi e legati al nostro territorio. È un lavoro che richiede prove, osservazione e attenzione, perché l’affumicatura deve integrarsi con gli altri elementi della birra senza coprirne il carattere. Non si tratta semplicemente di riprodurre uno stile tradizionale, ma di capire come una tecnica conosciuta possa essere reinterpretata attraverso le risorse e le peculiarità del nostro ambiente. Il progetto è ancora in fase di sperimentazione, ma rappresenta una direzione nella quale credo molto: continuare a ricercare e innovare, mantenendo un legame concreto con la nostra terra.
Sguardo al futuro: oltre alle novità in impianto, quali sono i prossimi progetti o obiettivi a lungo termine per il birrificio?
Il nostro obiettivo è consolidare il percorso intrapreso, continuando a sviluppare il Microbirrificio Lara come una realtà in cui agricoltura, produzione brassicola e ospitalità si integrano e si valorizzano reciprocamente. La ripartenza produttiva nella nuova sede rappresenta una tappa importante, ma vogliamo guardare avanti anche attraverso la ricerca, la sperimentazione e una valorizzazione sempre maggiore delle materie prime agricole, nostre e del territorio. Un ruolo fondamentale lo avrà anche il nostro Agri Pub, perché ci permette di andare oltre la semplice vendita di una birra e di offrire alle persone un’esperienza diretta: raccontare come nasce il prodotto, mostrare il lavoro che c’è dietro e far conoscere la nostra realtà agricola. Non guardiamo al futuro soltanto in termini di volumi o di mercato. Ci interessa soprattutto costruire un’identità sempre più riconoscibile, mantenendo coerenza tra ciò che coltiviamo, ciò che produciamo e ciò che raccontiamo a chi viene a trovarci. In fondo, il nostro obiettivo è continuare a fare birra con la stessa passione da cui tutto è iniziato, cercando ogni giorno di fare un passo avanti.
In questi ultimi due anni hai sviluppato un processo innovativo in fase produttiva che vuoi raccontarci o che stai per implementare?
Credo che l’innovazione nella produzione della birra nasca innanzitutto dalla conoscenza del processo e dalla capacità di migliorarlo continuamente. La tecnologia è importante, ma deve essere accompagnata dall’esperienza e dalla comprensione di ciò che accade in ogni fase della lavorazione. Nel mio lavoro presto particolare attenzione alla gestione dell’ammostamento, alla scelta e all’impiego del luppolo e, soprattutto, al controllo della fermentazione, perché sono convinto che la qualità finale dipenda dall’equilibrio tra tutti questi elementi. Ogni stile richiede un approccio diverso: dalla ricerca dell’espressione aromatica nella Rubia alla pulizia ed eleganza della Eja, il lavoro del birraio consiste nel mettere la tecnica al servizio del risultato. Parallelamente, considero la sperimentazione sulle materie prime una parte essenziale dell’innovazione. Il progetto dedicato ai malti affumicati con legni della macchia mediterranea ne è un esempio: cercare nuove possibilità espressive partendo dalle risorse del nostro territorio. Per me innovare significa proprio questo: non perdere il valore delle conoscenze acquisite, ma utilizzarle come base per sperimentare, migliorare e dare alla birra un’identità sempre più personale.
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