Intervista a Anna e Daniele Fiorenza e Romano, birraio di Daniel's
A cura di Marco Salvatore Tripisciano · Metodo e fonti
7 domande a Anna e Daniele Fiorenza e Romano, birraio di Daniel's: filosofia, ricette, territorio e progetti futuri.

Intervista a Anna e Daniele Fiorenza e Romano, birraio di Daniel's.
La scintilla e la filosofia: come nasce la storia del vostro birrificio e qual è la visione che guida la creazione delle vostre birre?
Io Daniele, homebrewer e mia moglie Anna ex astemia decidiamo, per seguire la mia passione, di aprire il birrificio a Manduria (terra di vino), io mi occupo della produzione, Anna del commerciale, la quale dopo alcuni corsi di degustazione di birra ha imparato ad apprezzare le buone birre, lei dice sempre che non si può vendere un prodotto senza conoscerlo. Le nostre birre sono legate al territorio, sia per le materie prime e sia per nomi e etichette. Dal gusto equilibrato, senza eccessi olfattivi e degustativi.
Soddisfazione e tecnica: tra tutte le ricette che hai creato, qual è la birra che ti regala più soddisfazione realizzare? Puoi svelarci qualche dettaglio particolare sul suo processo produttivo o sulla scelta delle materie prime?
Le birre che nella produzione hanno bisogno di più attenzione tecnica sono le IGA, e quindi la soddisfazione che ne deriva nell'ottenere ottimi prodotti è maggiore. Ne produciamo due, la Nira, con aggiunta di mosto di Primitivo di alberello (il Primitivo è un vitigno autoctono a bacca nera) e la Grika con mosto di Bianco di Alessano, un vitigno della Valle D'Itria. L'uva la vendemmiamo noi e ne otteniamo il mosto, la particolarità tecnica è che questo non subisce alcun processo di bollitura e viene unito al mosto di birra tal quale, fermentano insieme e i lieviti autoctoni dell'uva fanno la differenza. Il processo è rischioso, i lieviti dell'uva potrebbero interagire in maniera negativa rovinando la birra, oppure dando risultati gustativi molto piacevoli e particolari, come nel nostro caso.
Punto di forza per i nuovi lettori: se dovessi far assaggiare un'unica birra del vostro catalogo a chi non vi conosce ancora, quale sceglieresti per raccontare al meglio l'identità del birrificio?
La Grika, l'IGA col Bianco d'Alessano, la guida Slow Food birre d'Italia, nella quale siamo presenti fin dalla nostra apertura, l'ha definita etichetta imperdibile
Legame con il territorio: in che modo la vostra realtà dialoga con il territorio, sia nella selezione degli ingredienti sia nel rapporto con la comunità locale?
Il legame con il territorio è presente sia nella scelta delle materie prime che in quella dei nomi delle nostre birre: una di queste si chiama Pessima, dal nome di una fiera che si tiene qua a Manduria da circa 280 anni, l'altra la Lamprà, una blanche con il 50 % di grano Senatore Cappelli.

Anteprima in laboratorio: c'è uno stile in particolare su cui stai lavorando in questo periodo e che presto diventerà una nuova birra pronta da assaggiare?
Stiamo prendendo in esame la produzione di una Saison in stile originale, bassa gradazione alcolica e dissetante.
Sguardo al futuro: oltre alle novità in impianto, quali sono i prossimi progetti o obiettivi a lungo termine per il birrificio?
Per il momento nessun progetto a lungo termine, ma le idee a volte danno vita a progetti senza preavviso.
In questi ultimi due anni hai sviluppato un processo innovativo in fase produttiva che vuoi raccontarci o che stai per implementare?
No nessuna novità in tal senso.
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