La grandine ferma la segale di Serena: la storia agricola della 3841 di Kauss
A cura di Marco Salvatore Tripisciano · Metodo e fonti
Una violenta grandinata ha distrutto la segale di Serena Giraudo, coltivata a Ostana per la birra 3841 di Kauss.
.jpg)
Il raccolto distrutto a Ostana cambia temporaneamente la provenienza della segale della birra dedicata al Monviso. Prosegue la collaborazione con Serena Giraudo, in attesa della produzione del 2027.
Nelle prossime cotte della 3841 del Birrificio Agricolo Kauss non ci sarà la segale di Serena Giraudo. Una violenta grandinata ha distrutto il raccolto del 2026 nei suoi campi a Ostana, in alta Valle Po, interrompendo la disponibilità del cereale che ha accompagnato questa birra fin dalla nascita.
La produzione continuerà utilizzando segale di alta montagna di un’altra provenienza. La collaborazione con Serena, però, prosegue: il ritorno della sua materia prima è previsto con il raccolto del 2027.
Una vicenda che permette di guardare alla filiera brassicola dal punto di vista di chi coltiva, tra lavoro manuale, recupero delle colture tradizionali e vulnerabilità agli eventi estremi.
Un raccolto perduto ai piedi del Monviso
Serena Giraudo ha avviato L’Orto di Ostana nel 2016. A circa 1.500 metri di altitudine coltiva ortaggi, patate, piccoli frutti e segale, in un territorio dove l’esposizione al sole favorisce l’attività agricola, ma pendenze e accessibilità dei terreni impongono metodi di lavoro diversi da quelli della pianura.
.png)
Il 28 giugno un temporale particolarmente violento ha colpito i suoi campi. Nell’intervista realizzata da Kauss, Serena racconta di grandine di grosse dimensioni caduta per diverse decine di minuti. Più della metà degli steli di segale risultavano spezzati e anche la parte rimasta in piedi era compromessa: non è stato possibile raccogliere.
I danni hanno interessato anche le altre colture. Fragole e zucchine, già in produzione, sono state in gran parte distrutte; patate e cipolle hanno subito conseguenze durante la crescita. Dove le piante sono riuscite a riprendersi, la produzione ha comunque accusato ritardi.
Per il birrificio questo comporta un cambiamento nell’approvvigionamento. Per l’azienda agricola significa affrontare la perdita del raccolto e le conseguenze economiche di mesi di lavoro compromessi.
Una birra chiesta dalla montagna
Il rapporto tra Serena e la 3841 risale alle origini del progetto. A promuoverlo furono i rifugisti e i gestori delle attività locali, che chiesero a Kauss, birrificio agricolo di Piasco, in Valle Varaita, di realizzare una birra legata alle coltivazioni di montagna da proporre nei propri locali.
La prima produzione nacque come esperimento: una piccola quantità di segale di Ostana destinata a una sola cotta. Il riscontro dell’iniziativa portò a un progressivo aumento delle quantità, fino a far confluire nella collaborazione tutta la segale prodotta da Serena.
Il nome della birra richiama i 3.841 metri del Monviso. Un articolo de La Stampa del 6 giugno 2019, firmato da Andrea Garassino, ne raccontava il lancio e il coinvolgimento di una trentina di ristoranti ed esercizi pubblici. In quella fase iniziale, la mescita alla spina era riservata ai locali situati sopra i mille metri. Si trattava di una scelta legata al debutto del progetto, successivamente superata: oggi la 3841 viene distribuita senza vincoli di altitudine.
La segale tra tradizione e nuovi utilizzi
Per Serena, recuperare la segale significa dare continuità a una coltura storicamente presente in questi territori, trovandole anche uno sbocco contemporaneo. La birra ha offerto questa possibilità, mettendo in relazione il lavoro nei campi con la produzione brassicola e l’accoglienza nei rifugi e nei locali.

La raccolta conserva una forte componente manuale. Nei terreni coltivati dall’azienda, pendenze e accessi non consentono l’impiego delle grandi mietitrebbie utilizzate in pianura. La segale viene tagliata con una barra falciante, raccolta a mano in fasci, lasciata essiccare e infine trebbiata.
Dietro il cereale destinato alla sala cotta ci sono quindi operazioni che richiedono tempo e manodopera. Conoscere questa parte della filiera aiuta a comprendere il valore della materia prima e le conseguenze di un’annata senza raccolto.
Gli eventi estremi raccontati da chi coltiva
Nell’intervista, Serena allarga il discorso alle difficoltà dell’agricoltura di montagna. Nella sua esperienza, temporali intensi e grandinate distruttive sono diventati più frequenti e difficili da prevedere: fenomeni che collega al cambiamento del clima e che incidono direttamente sulla possibilità di produrre.
La sua testimonianza riguarda un ambiente nel quale la stagione agricola è già condizionata da equilibri delicati. Gelate tardive e nevicate precoci possono ridurre il periodo utile per le coltivazioni; un evento violento può compromettere il lavoro di un’intera annata.
Serena sottolinea anche quanto queste difficoltà possano restare poco visibili a chi acquista. La disponibilità di alimenti provenienti da altri territori mantiene pieni gli scaffali, mentre nei campi le perdite sono concrete.
Il suo racconto invita a considerare ciò che accade prima che un prodotto raggiunga il negozio o, nel caso della segale, il birrificio.
%20(Copertina%20per%20Reel%20di%20Instagram)%20(1).png)
La collaborazione continua dalla nuova semina
La segale per la stagione successiva è già stata seminata. Il raccolto del 2027 rappresenta il prossimo passaggio della collaborazione con Kauss, che nel frattempo continuerà a produrre la 3841 con segale di alta montagna.
Il cambio temporaneo della materia prima rende visibile un aspetto essenziale delle filiere agricole: la continuità di una ricetta deve confrontarsi con la disponibilità reale dei raccolti. Raccontarne le difficoltà significa dare spazio anche alle persone che quei cereali li coltivano e che, dopo un’annata perduta, tornano a seminare.
L’articolo e la videointervista a Serena Giraudo sono disponibili sul sito del Birrificio Agricolo Kauss.
Segnalato da Kauss.
Continua nella rubrica: Storia della birra
