Birrificio Incanto all'atto finale: Ignazio Iavarone vende e saluta. L'eredità di Partenope, il successo della 21 12 e l'amara verità sulle micro-produzioni
A cura di Marco Salvatore Tripisciano · Metodo e fonti
Dalle origini a Casalnuovo fino ai premi internazionali e all'iconica Friary Ale: intervista esclusiva a Ignazio Iavarone sull'addio alle cotte e sulle sfide.
Dalle origini a Casalnuovo fino ai premi internazionali e all'iconica Friary Ale: intervista esclusiva a Ignazio Iavarone sull'addio alle cotte e sulle sfide del settore artigianale italiano.
Il bilancio e il valore di un percorso (Partenope e la sala cotta):
"Ignazio, dal 19 marzo 2019, giorno della prima cotta della 'Luna Janca', hai cucito attorno al Birrificio Incanto un'identità fortissima, legata a Partenope e alle radici campane. Voltandosi indietro oggi, qual è il traguardo o il momento di questa avventura artigianale che ti fa sentire più orgoglioso di aver scommesso su Casalnuovo?"
1) Il traguardo che ho sicuramente raggiunto è quello di aver dato un’impronta fortemente territoriale al birrificio e alle mie birre. Impronta che mi ero prefissato all’inizio di questa avventura e che piano piano si è delineata sempre più.

Il fenomeno e la consacrazione della 21 12:
"La tua 21 12 è diventata un vero e proprio monumento brassicolo: un palmares infinito tra Barcelona Beer Challenge, European Beer Star, Brussels Beer Challenge, Slow Food e World Beer Awards. Come si convive con una birra di Natale così iconica, e cosa si prova a vederla primeggiare anno dopo anno sui palcoscenici internazionali?"
2) Con la 21 12 ho potuto dare libero sfogo alla mia passione per le spezie. Ci sono altre mie birre che contengono spezie ma con la 21 12 mi sono veramente divertito. Ho cercato di dare una mia lettura ai profumi e ai sapori natalizi. Sono contentissimo dei risultati che questa birra ha ottenuto ma quando vedo l’espressione delle persone che l’assaggiano per la prima volta mi emoziono sempre.

La sfacciata identità territoriale (La Friary Ale):
"Dalla complessità della Winter Ale alla scommessa geniale della Friary Ale, con quel tocco terroso e inaspettato dei friarielli che sposa la tradizione partenopea. Quanto ti è costato in termini di ricerca e quanto ti è divertito osare con un ingrediente così 'nostrano' per rompere gli schemi della Blonde Ale?"
3) L’idea di utilizzare il friariello napoletano nella birra è stato durante il periodo del Covid quando era tutto chiuso e la produzione era completamente ferma. Ero alla ricerca di una materia prima che si identificasse indissolubilmente con il territorio e, dopo vari ingredienti già utilizzati, la scelta è ricaduta sul friariello. Mi stuzzicava l’idea di bilanciare l’amaro e il sulfureo del friariello con la dolcezza dei malti e l’erbaceo del luppolo. Il timore che venisse giudicata come birra difettata (DMS) era palese (in realtà qualcuno si è espresso in questi termini) ma sono andato avanti; la curiosità era troppo forte. Dopo un paio di cotte realizzate con il mio impiantino all-in-one da 23 litri da homebrewer ho verificato che , tutto sommato, era fattibile e sono andato in produzione.
Il peso della micro-produzione indipendente oggi:
"Con un impianto a misura d'uomo (2,5 ettolitri in cottura) hai dimostrato che la qualità e la cura artigianale possono superare i confini regionali. Dal tuo punto di osservazione, quali sono le difficoltà strutturali che oggi rendono così complesso portare avanti un birrificio indipendente in Italia?"
4) Io sono convinto che la qualità la determini il birraio nella scelta delle materie prime e nei processi produttivi indipendentemente dalla grandezza dell’impianto. Purtroppo negli ultimi anni ci sono stati aumenti enormi delle materie prime, dell’energia e di tutti gli altri elementi utilizzati in produzione. Questi aumenti hanno influito pesantemente sull’economia dei birrifici indipendenti. I birrifici più grandi sembrerebbero avere più possibilità di sopravvivenza ma comunque hanno fatto grandi investimenti per cui rientrare, i piccoli e piccolissimi birrifici (come il mio) rischiano la chiusura (anzi ne stanno chiudendo tantissimi) a causa degli alti costi di gestione e dei bassi margini di guadagno. È stato fatto tanto ma, secondo me, tanto bisogna ancora fare soprattutto nella divulgazione . Bisogna coinvolgere il bevitore occasionale in percorsi degustativi e di conoscenza della birra artigianale .
Il nodo cruciale è che la birra artigianale è ancora percepita come bevanda di nicchia e non vista come bevanda da poter bere dappertutto : dal pub alle pizzerie, da ristorante al bar.
La chiusura di un capitolo e il futuro:
"Hai deciso di vendere e chiudere questa esperienza lasciando un vuoto importante nel settore. Quando si spegne l'ultima cotta al Birrificio Incanto, qual è l'eredità umana e brassicola che speri resti nel cuore degli appassionati e dei colleghi?"
5) Quest’esperienza è stata meravigliosa, mi ha permesso di fare della mia passione una professione. Sono stati 8 anni di duro lavoro ricchi di soddisfazioni ma anche di delusioni. Ho conosciuto tante persone che diversamente non avrei incontrato. L’aspetto umano per me è quello più importante. La speranza è quella di incontrare , in futuro, le persone che ho conosciuto in questi anni ed essere reciprocamente contenti di essersi incontrati. Magari davanti ad un bel boccale di birra industriale (!?!?!)
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