
Mastro Birraio
Mastro Birraio · Otus
contitolare, nonché responsabile per la produzione, del marchio Otus, a Seriate (in provincia di Bergamo).
Dalla spinta alla pinta
La passione per orzi e luppoli Alessandro l’ha sempre avuta, fin da adolescente. E l’ha consolidata nel tempo anche attraverso vie… collaterali, diciamo. Come il rugby, che ha praticato come sport, godendone ovviamente anche la consuetudine del cosiddetto terzo tempo: ovvero quello che le due squadre – una volta chiuse le ostilità della partita, con i suoi due tempi – trascorrono insieme al pub, non più da avversarie, ma al contrario in un’atmosfera fatta di amicizia e brindisi a profusione.
Insomma… dalla spinta (sul terreno di gioco) alla pinta (sul bancone, con di fronte l’impianto di spillatura). Poi è arrivata la stagione degli studi universitari: altra tappa di avvicinamento alla sua dimensione attuale. Sì, perché Alessandro prima, nel 2013, si laurea a Milano in viticoltura ed enologia; quindi vola in Inghilterra, per specializzarsi all’IBD (Institute of Brewing & Distilling) di Londra, dove nel 2016 consegue un master in appunto birrificazione, avendo a quel punto da tempo capito di voler trascorrere la sua vita non tra filari di vite e barriques, ma tra sacchi di cereale e ammostatori.
Del resto, già prima di ricevere i suoi meritati diplomi, si è messo sotto col fare esperienza, lavorando per diverse realtà sia in Italia (Brewfist, Timilia) sia oltremanica (Felstar, Truman’s). Così arriva il 2015, con la chiamata da parte del nascente marchio Otus: che da allora lo vede in formazione, sempre al comando della sala cotte.
Convivialità a sorsi
“La birra è convivialità”, sorride Alessandro: “È esattamente lo spirito del terzo tempo. E quindi deve farsi bere. Un obiettivo che, a prescindere dalle tendenze del periodo (anche lungo), si raggiunge realizzando, nel bicchiere, un solido equilibrio tra i diversi ingredienti e i rispettivi apporti sensoriali.
È questo a garantire – qualsiasi stile si affronti, da una Helles a un’Imperial Stout – il risultato della scorrevolezza nella sorsata. Tutto ciò rappresenta sia il nostro modo di vedere il prodotto sia il principio-guida nella sua costruzione. Il che non implica, d’altra parte, la rinuncia alla possibilità, lavorando, di divertirsi. E noi lo facciamo con il progetto Otus Lab, la nostra linea sperimentale: che abbraccia tipologie storiche, stili innovativi e interpretazioni di paradigmi classici”.
Otus, le birre icona
“Quali le nostre etichette più rappresentative? Almeno tre, nello specifico”, risponde Alessandro”; alle quali però aggiungerei più un filone di ricerca su cui ci stiamo concentrando con grande passione”.
Partiamo da quest’ultimo. “Si tratta di quello riguardante proprio gli stili storici a cui abbiamo appena accennato. Lavorare sul recupero di ricette che sono pezzi di archeologia vivente mi entusiasma: significa immergersi nella cultura che palpita in un prodotto. Così ci siamo cimentati in tipologie come la Grisette e in prospettiva lo faremo con la Lichtenhainer”.
Quanto alle referenze-simbolo della gamma ordinaria, Alessandro ne sceglie tre: la Ambranera (Oatmeal Stout da 5.2 gradi), la Pils 2 (una German Pils, appunto, da 5.2 gradi) e la B5 (una Bavarian Helles da 5 gradi). E la cuor di pane: https://www.birrificiootus.com/birre-artigianali-italiane/helles-cuor-di-pane
“Le due tedesche – spiega lui stesso – sono tra le più semplici concettualmente, ma tra le più delicate sul piano pratico, proprio perché la loro essenzialità è tale da richiedere precisione massima nella procedura, al fine di regalare equilibrio nella bevuta. La scura è un pezzo di cuore: il legame con il mondo anglosassone al quale sarò sempre molto affezionato”
Mastro Birraio · in carica · Seriate, Lombardia