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Archivio storico · Notizia #1821

E' nata la Birra Dolomiti

E' nata la “Birra Dolomiti”. Prodotta dalla storica birreria di Pedavena, in provincia di Belluno, ha la particolarità di essere ottenuta con orzo coltivato nei Comuni del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.La presentazione ufficiale, che si è svolta oggi a Pedavena, è la tappa conclusiva di un progetto di conversione colturale delle aziende agricole, promosso lo scorso anno dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, dall’Amministrazione Provinciale di Belluno e dalla Comunità Montana Feltrina, e che ha visto la fattiva collaborazione della Cooperativa agricola “La Fiorita” di Cesiomaggiore.Il progetto è nato per rispondere a due esigenze: una ambientale ed una turistico-promozionale. La prima è la necessità di sostituire una coltura ecologicamente banale e che richiede enormi quantità di acqua: il mais, con una coltura, l’orzo, che ha un fabbisogno di concimi e di acqua molto inferiore. La sostituzione del mais con l’orzo è un’operazione di importante rilievo ecologico. L’orzo, inoltre, è una coltura tradizionale delle nostre vallate e il suo recupero ha anche un importante significato culturale e paesaggistico.Vi è poi l’aspetto legato alla promozione turistica del territorio. In questi anni il Parco, attraverso il progetto Carta Qualità, ha investito molto per promuovere i prodotti agroalimentari tipici, legando il marchio del Parco alle produzioni agricole più in linea con la tradizione e in grado di dare adeguate garanzie in termini di rispetto dell’ambiente naturale. Oggi oltre 200 aziende si fregiano del marchio del Parco. L’inserimento in Carta Qualità di una birra prodotta utilizzando orzo bellunese, l’acqua delle montagne del Parco e altri ingredienti come il luppolo (possibilmente provenienti da agricoltura biologica), può costituire quel valore aggiunto che consente di garantire una adeguata remunerazione ai coltivatori bellunesi.Grazie al coinvolgimento nel progetto della Coldiretti e alla indispensabile collaborazione tecnica della cooperativa “La Fiorita”, di Cesiomaggiore, una ventina di agricoltori locali hanno aderito alla proposta di convertire parte delle loro produzioni a mais, sostituendole con l’orzo.

Nel 2007 sono stati coltivati ad orzo una sessantina di ettari. La minor richiesta di fertilizzanti da parte dell’orzo ha permesso di risparmiare, lo scorso anno, 6.900 chilogrammi di azoto, 5.100 di fosforo e 7.200 di potassio.

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