Una birra territoriale oltre i soliti stili: nasce il disciplinare per la "Piemonte IGP"
Dal recupero di un antico orzo distico da cascina al disciplinare per una bionda d'identità. Il Piemonte traccia una strada inedita in un mercato ancora dominato al 97% dall'industria.

Birra del Piemonte IGP: il disciplinare è pronto. Verso un riconoscimento unico in Italia
Il Consorzio Birra Origine Piemonte ha completato la stesura dei requisiti per la prima Indicazione Geografica Protetta brassicola regionale. A settembre i tavoli di lavoro prima dell'invio al Masaf.
In sintesi:
- • Promotore: Consorzio Birra Origine Piemonte (nato nel 2019, ~30 soci).
- • Obiettivo: Passare dal riconoscimento PAT all'ottenimento dell'IGP.
- • Stile ed identità: Birra chiara/bionda, tra 4° e 6° alc., amaro equilibrato e forte impronta territoriale.
- • Materia prima: Impiego di un'antica varietà di orzo distico piemontese recuperata e certificata con il CREA.
Come riportato in un recente servizio pubblicato su La Repubblica (edizione di Torino) a firma di Lorenzo Germano, il percorso verso la nascita della Birra del Piemonte IGP muove un passo decisivo. Dopo i confronti con le istituzioni regionali e l'assessore all'Agricoltura Paolo Bongioanni, il Consorzio Birra Origine Piemonte ha formalizzato la proposta di disciplinare che fissa le caratteristiche ufficiali del prodotto.
Si tratta di un’iniziativa di forte impatto culturale per il panorama brassicolo nazionale: in un mercato dove oltre il 97% dei consumi è coperto dai colossi industriali, proporre un disciplinare legato ad un territorio regionale rappresenta un caso praticamente unico in Italia.
Dall'orzo "ritrovato" alla certificazione di filiera
Guidato da Claudio Conterno (vitivinicoltore di Monforte d'Alba ed ex presidente Cia Cuneo), il Consorzio raggruppa circa trenta realtà tra produttori agricoli e birrifici artigianali della regione.
Il progetto affonda le sue radici nel recupero delle materie prime locali: partendo da pochi semi di una varietà storica di orzo distico trovati in una cascina, il lavoro condotto in sinergia con il CREA ha consentito la moltiplicazione del cereale e la registrazione del primo orzo piemontese certificato da birra. Oggi la produzione ha raggiunto circa 150 quintali, pronti per le prove di maltazione su scala più ampia.
"Non deve essere né una Lager né una Pilsner: non è una questione di modo di fare, ma di interpretare un territorio con un disciplinare dedicato. Una bionda da 4 a 6 gradi, fresca e con un amaro equilibrato." — Claudio Conterno, intervistato da La Repubblica
I prossimi step: tavoli di lavoro e confronto di filiera
Il testo del disciplinare definito dal Consorzio non è un punto d'arrivo, ma la base di partenza per il confronto ufficiale. Nel mese di settembre si apriranno i tavoli di lavoro coinvolgendo tutti gli attori del settore, incluse le associazioni rappresentative come Unionbirrai ed AssoBirra, prima dell'invio finale della documentazione al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF).
L'obiettivo condiviso dai produttori locali citati nel reportage de La Repubblica (tra cui le testimonianze dei birrifici Frè, Kauss e Nuovo Birrificio Nicese) è affrancare la birra dalla sola dimensione di "prodotto da scaffale" per riconoscerle la natura di trasformato agricolo d'eccellenza, capace di valorizzare la filiera corta ed il turismo brassicolo regionale.
