I 200 anni dell'Oktoberfest, grande festa popolare degli eccessi e dei peccati di gola
I 200 anni dell'Oktoberfest, grande festa popolare degli eccessi e dei peccati di gola La nostra scheda dedicata all'Oktoberfest Per alcuni è…
I 200 anni dell'Oktoberfest, grande festa popolare degli eccessi e dei peccati di gola

La nostra scheda dedicata all'Oktoberfest
Per alcuni è semplicemente la più grande sagra popolare del mondo con sei milioni di visitatori l'anno. Per altri rappresenta invece uno degli ultimi rifugi dell'eccesso e dei peccati di gola, in una società dominata altrimenti dai divieti e dalla dittatura del wellness e del corpo sempre in forma. Da duecento anni a questa parte all'Oktoberfest di Monaco di Baviera a dominare, per la durata di tre settimane scarse, sono i tradizionali boccali di birra da un litro, i Weisswürste affogati nella senape a grani dolci, i ciclopici pani Brezel e i polli arrostiti.
Una vera isola felice per gli amanti della birrache
non badano certo al chilo di troppo, ad un fisico atletico, ad un fegato
impeccabile e alle buone maniere a tavola. Da quando Oktoberfest è
Oktoberfest a trionfare è invece l'ingordigia, la sbornia collettiva, i
canti popolari prealpini gridati a squarciagola.
La prima edizione di questa festaormai
leggendaria si svolse nel lontano 1810 in onore delle nozze tra il principe
Ludwig I di Baviera e la principessa Teresa di Sassonia-Hilburghausen e, più
che una festa di paese, era una specie di fiera agraria e una passerella
dell'orgoglio contadino locale con tanto di buoi, corse di cavalli e mercato
ortofrutticolo.
Oggi l'Oktoberfest è un gigantesco luna parkche
occupa un'area di 42 ettari situata sul cosìddetto Theresienwiese - il prato
di Teresa - con annessi gli enormi tendoni allestiti dai sei produttori
storici di birra di Monaco di Baviera e nei quali trovano lavoro fino a 1800
camerieri. Una ciucca collettiva intercontinentale dove bavaresi, italiani,
americani e giapponesi consumano in 18 giorni qualcosa come sei milioni e
mezzo di litri di birra e mezzo milione di polli arrosto.
In occasione del bicentenario dell'Oktoberfest(che
quest'anno nonostante l'anniversario è giunto solo alla sua 177esima
edizione per colpa di quelle cancellate in seguito a guerre mondiali,
epidemie, inflazione o altre sciagure) il museo municipale di Monaco di
Baviera ha allestito un'interessante mostra che ripercorre la movimentata
storia di una festa popolare che i regnanti e i potenti di terra tedesca
hanno spesso visto con diffidenza e con sospetto.
Già ai monarchi bavaresil'Oktoberfest
è sempre apparso come un covo di potenziali rivoluzionari, perditempo e
attaccabrighe, mentre nel periodo del cosìddetto «Terzo Reich», ai gerarchi
nazisti non riuscì subito di strumentalizzare propagandisticamente una festa
tanto sacra ai cultori del folklore indipendista bavarese ed immune alle
infiltrazioni esterne.
Anche se sulla Theresienwiesevigevano le leggi razziali che vietavano l'ingresso ai cittadini di fede ebraica, solo nel 1937, quattro anni dopo la presa di potere da parte dei nazionalsocialisti e pur sempre un anno dopo la spettacolare ed inquietante auto-messa in scena del regime, in occasione dei giochi olimpici a Berlino, il partito di Adolf Hitler ordinò di «decorare» a festa anche l'Oktoberfest con centinaia di bandiere con la svastica.
Ma il Führer, altrimenti elettrizzato dai raduni di massa oceanici come
quelli ad esempio di Norimberga, non mise mai piede alla «Festa di ottobre»,
ma si limitò ad ordinare l'introduzione di un prezzo politico assai modesto
e alla portata di tutti per i boccali di birra da un litro. Una misura
accolta - manco a dirlo - molto favorevolmente dal popolo autoctono. La
mostra monacense non approfondisce purtroppo in modo esaustivo questo
interessante capitolo storico, vuoi per imbarazzo, vuoi per un riflesso di
rimozione, o semplicemente per non guastare il filo conduttore ludico e
divertente che altrimenti domina l'intero tracciato espositivo.
Grazie alla sua lunga storia,l'Oktoberfest
è anche un efficace specchio antropologico delle diverse epoche, del modo di
trascorrere il tempo libero e - perchè no? - anche del processo
emancipatorio politico di un intero popolo. Concepito come festa nazionale
della monarchia bavarese, l'evento si è via via trasformato in una sagra del
popolo e quindi in una manifestazione «democratica». Negli anni della Prima
e della Seconda guerra mondiale, come durante la grande crisi economica nel
1923 e 1924 non si è svolto nessun Oktoberfest.
La grande svolta arriva con il boomeconomico
degl dopoguerra. In una Germania che vuole dimenticare il suo scomodo
passato, da sagra paesana e genuina, la manifestazione si trasforma in un
evento di massa e in un businnes planetario con un fatturato annuo di 450
milioni di euro. Un successo che costringe gli organizzatori a fare sempre
nuove concessioni alla cultura imperante del wellness. A partire dall'anno
prossimo, anche nei tendoni delle birrerie sarà rigorosamente vietato
fumare.
«Das Oktoberfest. 1810-2010»
al Stadtmuseum München fino al 31 di ottobre
Fonte Il Sole 24 Ore
Settembre 2010